Verità indicibili: i gesti


Nel corso dell’evoluzione dell’essere umano, le mani sono state liberate per interagire con l’ambiente . La gestualità richiede determinate potenzialità cognitive e ha preceduto lo sviluppo della lingua verbale.

Lo studio dei gesti interessa l’antropologia, l’etologia, la psicologia e la semiologia e la sua presenza è ancora preponderante nella moderna comunicazione. Elevato ad argomento di interesse scientifico per la prima volta da Darwin nel 1872, il gesto diventa specchio corporeo di una determinata emozione e si scopre non essere innato ma legato ad apprendimento e contingenze “sociali”.

Mani alzate a triangolo a formare una vagina: così, negli anni Settanta, "il gesto della vagina" fa la sua comparsa nelle piazze, accanto agli striscioni, alle battaglie per l'aborto libero, agli zoccoli, ai sit in e ai gruppi di autocoscienza.

Non era certo passato inosservato nelle epoche precedenti e se ne ritrova traccia sin dai tempi di Socrate, che lo classifica come relazione di tipo convenzionale e non naturale. Come riferisce Giovanni Manetti, bisogna poi aspettare il 17° secolo per avere un              “ dizionario ragionato della gestualità” ( opera di Giovanni Bonifacio) che metta in evidenza non tanto l’analogia dei gesti con il linguaggio quanto una discrepanza che può verificarsi appunto tra registro verbale e registro gestuale: la gestualità è – per così dire – il canale attraverso il quale, a differenza del linguaggio verbale – la menzogna (ma, di conseguenza, anche la verità) si vede!

Diversi ricercatori (Diderot 1904, Wells 1987, Knolsen 1965) pensavano che lo studio del gesto potesse rivelare la natura del pensiero, rivelare l’origine della lingua ed essere così la base di un linguaggio universale.

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Questo modo di rendere comprensibili per se stessi gesti e segni è veramente da qualsiasi punto di vista più nobile, soprattutto a causa della sua antichità, perché è vero (in parole di Aristotele) che l’uomo è nato muto e sordo e, prima di saper ascoltare e poi parlare, vede molto prima e inventa azioni e gesti  – Stefano Guazzo

È nella quotidianità che la ripetizione dei gesti crea strutture stabili di comportamento tacitamente sottese all’ interazione umana , ma comunque sempre presenti. Infatti i gesti e le posture del corpo possono amplificare le parole o contraddire il significato manifesto delle parole. Gli studi promossi dall’etnometodologia di Garfinkel mostrano le difficoltà che vengono a crearsi qualora le regole di relazione siano ignorate. Ci troviamo nel campo della sociologia dei gesti: questi influenzano il nostro modo di percepire e decifrare la realtà.

Mitterand-Kohl, un gesto che ha fatto storia

La gran parte di quello che accade nella società non ha che un velo di razionalità. A livello profondo l’uomo sa di agire mosso da spinte incoscienti o perlomeno sanzionate negativamente dalla cultura e quindi si racconta delle giustificazioni che gli permettono di riconsiderare il suo comportamento come in accordo con i parametri accettati. Ciò non toglie che la maggior parte del tempo egli non sia razionale: tutt’al più finge di esserlo. –  Pierfranco Malizia, Il linguaggio della società: piccolo lessico di sociologia della contemporaneità

Il gesto della Quenelle: il suo significato politico sembra essere piuttosto vago e controverso: una semplice provocazione contro il sistema per alcuni, una esplicita dichiarazione antisionista per altri.

Lo studioso europeo di inizio secolo scorso Bela Balasz ( aka Herbert Bauer ) era convinto che tutta l’umanità:

Sta tornando oggi ad apprendere il linguaggio, in parte disimparato, dei gesti e delle espressioni del volto. Non la surrogazione delle parole bensì la corrispondenza visiva dell’anima che si fa direttamente corpo. L’uomo tornerà ad essere visibile. – L’uomo visibile, 1924

 

 

 

 

 

 

 

 

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