Ambiguità e malafede: piccoli crimini della coscienza


Freud diceva: “ La verità è il nostro mestiere” , non riferendosi a dogmi o verità assolute ma al faticoso processo interiore che chiunque deve affrontare per portare alla luce processi inconsci, rinunciare a illusioni consolatorie , abbattere le difese della negazione e dell’autoinganno. L’aspirazione alla verità sarà sempre sotto il segno del conflitto, le forze inconsce vi si opporranno fermamente per il motivo, non banale, che la verità è dolorosa.

ambiguity

Dalle patologie cliniche “classiche” di delirio, diniego e rimozione, si è passati a nuove forme per attaccare la verità, per venirne a patti, più subdole, parcellari ( ma non meno malefiche) come la scissione e la malafede.

LA VERITA’ SOTTO SCACCO

Si tratta di un modo speciale di eludere la verità, una zona grigia tra conscio e inconscio. Mentre il bugiardo patologico è consapevole dell’inganno che inscena, nella malafede l’inganno, in una certa misura, viene fatto anche a sé stessi. Non si parla di situazioni di dubbio e ambivalenza legati all’ansia di essere abitati da tendenze opposte e contradditorie ( il dubbio è sano) ma di un atteggiamento subdolo e sfuggente , difficile da definire, che pervade la società tutta. La pratica del dubbio, alla base della psicoanalisi, della filosofia della scienza e di tutto il pensiero speculativo, non ha niente a che vedere con l’ambiguità patologica.

Un fenomeno psicologico al confine tra patologia ed etica, un’ambiguità del pensiero che consente a livello individuale e collettivo di eludere la fatica delle proprie responsabilità e delle proprie scelte.

Falle minime del pensiero, piccole ma non innocue, al tempo stesso sintomi di disturbo cognitivo e carenza morale. Una caratteristica che può anche essere sporadica o episodica, un dissimulare lieve che elude ciò che può rivelare la contraddizione e generare il senso di colpa. O un vero e proprio tratto caratteriale che svela poi un più ampio e pervasivo disturbo della personalità.

Enigme sans fin, Dalì,  1938
Enigme sans fin, Dalì,

1938

MICROPATOLOGIA

Attraverso i meccanismi della malafede tanti soggetti entrano in collusione con gli aspetti deteriori del vivere civile e della politica, praticandoli attivamente (clientelismo, corruzione,, evasione fiscale, vandalismo ecc ) o passivamente ( distrazione, omissione o indifferenza di fronte all’ingiustizia). Le parti oneste e quelle disoneste della coscienza possono convivere senza coercizione alla scelta e senza sensi di colpa o vergogna.

In situazioni di minaccia o pericolo ciascuno di noi può regredire al funzionamento ambiguo per limitare la consapevolezza della sofferenza. Ciò spiega sia l’adattamento della vittima all’ambiente sia l’acquiescenza della collettività a situazioni di depravazione sociale e politica ( dittature scellerate, nazismo, fascismo, stalinismo ecc): una paradossale accettazione non conflittuale di una realtà esterna intollerabile . Una volta che il meccanismo si è insinuato nell’organizzazione psichica, tuttavia, il danno non rimane circoscritto e andrà a condizionare l’intera personalità. Una volta instaurato tenderà a difendere se stesso, a resistere, anche con aggressività, perché uscirne provocherebbe disagio, ansia, confusione, sensi di colpa.

PARADOSSI

Ne sono un esempio le personalità intolleranti, intransigenti, autoritarie ( che hanno polarizzato radicalmente l’ambiguità), i fanatici e chi teme l’imprevisto e il cambiamento.Gli impostori abituali, chi tradisce con regolarità. Casi paradossali nei quali la capacità affabulatoria e seduttoria si accompagna alla povertà del senso di sé e della capacità identificatoria. L’intolleranza che puo’ esprimersi in modi più subdoli ( revisionismo storico , negazionismo) che si muovono dentro un’operazione di risignificazione a posteriori al servizio della malafede.

 Diverso il caso tipicamente italiano della insita contraddizione espressa dalla classe politica: non si tratta di un meccanismo psicologico di difesa ma una scelta precisa e consapevole di salvaguardare il proprio interesse senza rinunciare a proporsi come portatori di norme morali ideali. Semplice ipocrisia mossa dal cinismo e dall’arroganza del potere. Più calzante il paradosso dell’indignazione civile, altissima in Italia, che si accompagna ad un bassissimo grado di impegno al cambiamento.

Ambiguità , Marco Colasante
Ambiguità , Marco Colasante

SFERA AFFETTIVA

Inevitabilmente l’ambiguità investe anche l’ambito degli affetti, della sessualità e dell’identità di genere sessuale. Da almeno due generazioni si producono personalità plastiche, con un Super-Io meno impositivo e un Io più fragile: la concomitanza di livelli molto evoluti e altri pericolosamente immaturi genera gli eterni adolescenti.

Il nodo edipico è eluso: le differenze non sono più un valore assoluto . Nessuno si fa carico di porre limiti all’aggressività e alla sessualità. La repressione è stata sostituita dalla pressione sociale all’edonismo: l’autostima individuale è vincolata alla propria capacità di godere e se ciò non avviene, ne derivano sentimenti di vergogna e rancore.

Ambiguità, Mario Polillo

Ambiguità, Mario Polillo

CYBERFEUDALESIMO

Come ipotizzato dallo psicosociologo statunitense Lauren Langman , nella società moderna convivono aspetti ipertecnologici e aspetti regressivi da Medioevo. L’identità basata sul consumo, la colonizzazione del desiderio, sono dominate da un edonismo di massa, nel quale il sesso, il turismo e persino le perversioni ( termine sostituito dal più ambiguo parafilia) hanno assunto le dimensioni del mercato globale.

Perversione intesa come sostituzione: autoreferenzialità e il non riconoscimento dell’alterità in sostituzione alla mutua libertà del rapporto, all’interezza delle emozioni si sostituisce la coercizione dell’altro ( prima mentale e poi fisica) fino agli estremi umilianti della violenza. Tutto sotto l’ala pseudonormale della statistica che descrive e quantifica l’anaffettività e la violenza “distratta”della nostra epoca.

Piccole infelicità croniche: avarizia affettiva, risentimento, autarchia psicologica. Qui il grande equivoco della nostra epoca: che il sesso possa essere il perno integratore dell’identità e lo strumento della felicità terrena.

La malafede è al tempo stesso un crimine e una nevrosi : la sua carica subdola e distruttiva lede la lealtà dei rapporti e compromette il funzionamento dell’Io.

La malafede è un cattivo affare per gli individui e per la collettività: la prova è che tutti sono sempre più infelici. Non possiamo evitare la sofferenza che infligge la realtà, ma possiamo eliminare l’inutile surplus della sofferenza nevrotica.

Liberamente tratto da “ L’ambiguità” , Simona Argentieri, Einaudi Editore

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