I livelli energetici nella MTC, un grattacapo tutto occidentale

I sei livelli energetici della Medicina Tradizionale Cinese non sono difficili da imparare a memoria, anche la circolazione energetica non è difficile, è come una di quelle poesie che si imparavano alle elementari, sei righe di parole strane in sequenza, ma tutto sommato brevi e non troppo complesse.WhatsApp Image 2017-10-02 at 23.50.49

Quello che risulta complesso è comprendere come mai lo Yang si riduca linearmente da Tae (grande) a Shao (medio, in diminuzione) a Ming (minimo), mentre lo Yin passa da Shao a Jue (piccolo) a Tae (grande). E viceversa, visto che l’energia circola sempre in entrambe le direzioni contemporaneamente. Ma soprattutto, è strano che lo Yang perda o acquisisca gradualmente la sua qualità yang mentre lo Yin compie salti inspiegabili, per esempio, una volta raggiunto il suo massimo (Tae Yin) ripassa da una fase Shao e immediatamente diventa l’opposto: Tae Yang.

Per chi non è abituato a mandar giù nozioni a memoria e deve comprendere il meccanismo per poterlo richiamare correttamente alla bisogna, è un grattacapo. Ma la chiave potrebbe trovarsi, come il diavolo, nei dettagli. Nella piccola differenza di un interpretazione quasi corretta che genera una contraddizione da accettare come un dogma, pena la non comprensione.

Se per provare una strada nuova per esempio smettessimo di considerare lo Yin e lo Yang come opposti, cosa cambierebbe?

Questa proposta non dovrebbe suonare cosí stravagante se si tiene presente che i Taoisti si riferivano alle cose sempre in termini qualitativi, non quantitativi, e che a differenza di noi occidentali non perseguivano una logica relazionale basata sull’univocità. Persino i numeri per i taoisti avevano un valore qualitativo, motivo per cui il numero due è singolare in quanto rappresenta una coppia e non due singoli…

La fase Yang è comunemente definita come momento di espansione, allora la fase Yin deve essere per forza un momento di contrazione? Anche, ma non solamente.

L’opposto di dolce è amaro oppure acido? O salato. Questione di sfumature. Posso riferirmi al lato opposto di una strada, relativamente alla mia posizione, o all’opposto matematico di un numero, ma difficilmente posso elencare l’opposto certo e unico di una qualità.

Se consideriamo la qualità Yin nella sua accezione, comunemente accettata, di interiore, più profondo, senza aggiungere che debba essere l’opposto dello Yang, potrebbe aprirsi  un mondo di nuove possibilità di interpretazione. Potremmo per esempio pensare alla qualità yin come ad una informazione vettoriale:  più yin=più verso l’interno e il suo opposto meno yin=più esterno, o meno interno. In altre parole quando lo Yin diminuisce si andrebbe verso il macrocosmo, dall’interno verso l’esterno, dalla terra verso il cielo, dal piccolo verso il grande, e viceversa.

La qualità Yin, la sua “direzione” può benissimo coesistere insieme alla qualità Yang. Un evento può essere più o meno Yang (espanso, in movimento, rarefatto) ma se lo Yang diminuisce non è detto che vada verso l’interno, di certo sarà meno espanso, meno mobile, più concentrato, ma non necessariamente più Yin. Ragionando in questo modo potrebbero cadere apparenti contraddizioni come quella che un vuoto di Yin non significa per forza un pieno di Yang.

Il concetto di alternanza delle fasi, quella vibrazione tipica di ogni evento, compresa la vita, rimarrebbe in piedi, ma descriverebbe un’alternanza tra molto-yin e poco-yin, e tra molto-yang e poco-yang. Condizioni che in un mondo più-che-bidimensionale possono coesistere, possono avvenire contemporaneamente.

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N.B. il simbolo del taoismo, quello con lo yin e lo yang che si mescolano in una continua alternanza non si chiama Tao, ma Taiji.

Se lasciamo insinuare la proposta di questa nuova visione di Yin e Yang, tante cose potrebbero cambiare nella maniera in cui ci spieghiamo la circolazione energetica.

Nelle traduzioni dei testi classici si descrive il livello Tae come quello massimo (sia yin che yang), il livello Ming come quello minimo dello yang e Jue quello minimo dello yin. E fin qui tutto torna facile. Ma quando si parla del livello intermedio, lo Shao, le cose si complicano un po’ con la maniera classica di intendere le fasi Yin-Yang.

Certo che una definizione accettata di Shao è anche quella di momento di cambiamento, di fase intermedia in questo senso.

E qui una piccola riflessione separa i due mari: lo Shao Yang è una fase intermedia tra il Tae Yang e lo Yang Ming, ma nel caso dello Yin, lo Shao potrebbe rappresentare l’atto di penetrare una “barriera” più che un livello energetico intermedio. Potrebbe rappresentare un momento di cambiamento di dimensione, ma non nel senso di grande/piccolo quanto nel senso di spazio relativo, tra il macrocosmo e il microcosmo.

Potrebbe rappresentare il passaggio attraverso un portale che apre l’ingresso ad una dimensione più profonda, più interna, più piccola o viceversa. Allora, nella circolazione energetica come (non) l’abbiamo studiata, lo Shao Yin di Rene aprirebbe le porte all’interno dell’organismo nella direzione che va dall’esterno all’interno dell’essere umano. E lo Shao Yin di Cuore non sarebbe tanto il portale per ritornare fuori, ma quello che porta ancora più verso l’interno, dalla dimensione dell’essere umano a quella dei suoi organi, una dimensione ancora più piccola dove ha senso che il Tae Yin appena prodotto diventi Tae Yang.

Un esempio potrebbe essere la dinamica di assorbimento ed utilizzo della vitamina D. Il sole, Tae Yang, penetrando la pelle viene assimilato e una parte di questa energia, tra le altre cose, diventa Vitamina D, Tae Yin, un distillato. Potremmo dire che il sole è stato in qualche modo interiorizzato, è divenuto l’opposto relativo di quello che era. Era luce, fotoni al massimo stadio di espansione, ora è pura essenza, potenziale in attesa di essere utilizzato. Nel momento in cui l’organismo se ne servirà, la sua qualità relativa, in quella particolare dimensione, sarà di nuovo Tae Yang, non perchè il livello energetico sia cambiato, ma perchè è cambiata la dimensione, ci siamo spostati ancora di più verso il microcosmo!

Tornando a parlare di circolazione energetica, i due Shao Yin, potrebbero essere immaginati come le linee di demarcazione tra una fetta di cosmo, una dimensione x, e le due dimensioni esterne a questa, la più piccola e la più grande, e cosí all’infinito in entrambe le direzioni.

CIRCOLAZIONE ENERGETICA BY GIO - 1

 

Dopo questa divagazione, il pensiero antico dell’alternanza bidimensionale tra yin e yang, perpetua, senza soluzione di continuità se non quella della ripetizione, comincia a sembrare un po’ statica? In bianco e nero. Magari puzzetta di muffa?

Ricordiamoci che i grandi classici erano una collezione di metafore, come i pittogrammi che le raccontavano. Come anche la maniera di esprimersi dei cinesi di allora e, relativamente agli occidentali, anche dei cinesi moderni, o dei giapponesi se vogliamo. Queste metafore erano lo strumento di discipline esoteriche, nel senso letterario del termine, cioè riservate ad una stretta cerchia di iniziati, e protette dalla divulgazione, non si traducevano facilmente e di certo non letteralmente. Bisognava che un maestro le spiegasse per comprenderle, mica bastava leggerle, anche ammesso che uno conoscesse la scrittura.

Inoltre, noi occidentali abbiamo tradotto questi testi in epoche in cui il pensiero meccanicistico era il vanto della nostra ridondante cultura e del nostro complesso modo di pensare analitico e fregiocratico (questa parola non esiste 😉 ). Era la fase Tae Yang del pensiero razional-popolare. Oggi che una fetta del mondo occidentale ha acquisito un’elasticità di pensiero maggiore, potremmo re-interpretare i classici con un nuova consapevolezza.

Perchè la verità è già dentro le nostre menti.

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..epperò è sbajata!

Buon Shao Yin

G. Guarini

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