La milza e il nodo di Qi che la lega


La medicina classica cinese assegna ad ogni organo anche uno psichismo. Un concetto strano per noi occidentali, una specie di intelligenza preposta a compiere una serie di funzioni, un modus operandi. Se gli antichi taoisti dovessero ideare oggi una metafora per il concetto di psichismo, ricorrerebbero, chissà, a rappresentazioni come quella del software, un programma che abilita un computer a svolgere una funzione, come farci vedere un filmato o ascoltare musica, o crearla.

Lo psichismo della milza, la sua funzione energetica, ha a che fare con la giusta misura, per cui quest’organo e il suo inseparabile meridiano si trovano a dover ponderare questioni di ogni genere. Come le azioni proprie e degli altri, il valore delle cose e delle situazioni, le colpe, le giustificazioni. Un lavoro che richiede una grande capacità analitica ma anche di sintesi.

Secondo la medicina cinese, può capitare che il Qi di Milza si annodi, che il sistema Milza si blocchi, e questo può succedere per tanti motivi. A monte potrebbe esserci la possibilità che il Qi di Fegato si sia annodato prima e che abbia poi trascinato la milza nello squilibrio o che, ancora, un energia perversa esterna come il freddo-umido abbia lasciato entrare troppa umidità.

I motivi per i quali Milza va in stasi possono essere davvero tanti, e sono spesso correlati, ma soprattutto hanno sempre un tratto che li accomuna: il fatto che l’attività psichica della milza non stia funzionando,  che la circolazione energetica in quell’organo si è scavata un solco, ci si è incastrata dentro e la traccia è diventata un percorso obbligato.

Milza è chiaramente un tipo di organo cerebrale, pensa, ripensa, misura 10 volte e taglia una. Ha grosse responsabilità e fa bene a pensarci alle cose, si porta il peso del compito di scegliere cosa è giusto o sbagliato. Certo non è l’unica a portare tutto il peso, anche l’istinto ha la sua voce in capitolo. L’istinto per la medicina energetica potrebbe essere rappresentato come una collaborazione tra cuore e intestino, il primo che è in contatto con l’universo non manifesto e il secondo che è più simile ad un cervello primitivo in cui è incisa la memoria storica ma che non elabora, un cervello che sa e che sceglie senza pensare.

Ma vai a sapere quanto, e se, la milza si fida di questi due! Spesso sceglie di pensarci un po’ più a lungo alle cose, rimuginare un pochino per capire meglio, per esser certi che i conti tornino, che la scelta sia quella giusta.

Ri-muginare, vuol dire ciondolare a ripetizione, dal Latino muginari, che a sua volta si rifà al Sanscrito mugh, rendere vano. Infatti, quel tipo di pensieri che gli antichi cinesi affidavano a Milza, porta con sé il seme del proprio problema. Quando una milza pensa e ripensa a qualcosa come un episodio, un progetto o una dinamica di relazione, ad un certo punto, dopo avere analizzato a fondo la questione dovrebbe decretare il verdetto e passare al prossimo caso. Ma a volte tarda a farlo e il percorso del pensiero si scava il solco, comincia a girare in circolo nella guida obbligata che si è scavata e man mano comincia ad “impantanarsi”.

img_58cd4102cc953L’eccesso di umidità aiuta a far si che Milza vada in panne, un cattivo funzionamento del riscaldatore centrale aiuta anche lui, una dieta ricca di alimenti crudi o freddi o di natura fredda può aiutare a peggiorare la situazione, specialmente in concomitanza con altri fattori. Ma la cosa in comune è il solco.

Come si esce dal solco? Semplice, questione di spinta, di velocità, di slancio. Di movimento.

Per essere liberi di muoversi, prima di tutto bisogna liberarsi dei pesi.

Un sistema che pensa logicamente e pondera in continuazione nella sua fase yang, ha bisogno poi di “staccare la spina” nella fase yin, per poterlo fare prima di tutto deve aver concluso i compiti del giorno e rimesso nel cassetto quelli ancora in fase di lavorazione.

Milza ha bisogno di un ritmo quando è sveglia e a lavoro, una cadenza, ma soprattutto deve darsi un tempo massimo per chiudere una “pratica”, finire di analizzare una questione, decretare il verdetto, scegliere. Perché a fine giornata nel calcolo di quanto potenziale si è portato a divenire realtà, c’entra si quante pratiche siano state chiuse con una giusta misura, ma anche quante ne sono state chiuse in totale. La percentuale di errore alla fin fine sarà pressappoco la stessa, e questo lascia al numero totale delle pratiche il ruolo più rilevante. Sempre con il giusto equilibrio.

Quando Milza è libera dalla zavorra delle “pratiche aperte” può staccare la spina, riposarsi, e può lasciarci liberi di accelerare.

Perchè questo avvenga bisogna curare il motore, il movimento.

E un movimento che è garantito dai taoisti essere sempre presente in tutto, è quello che alterna Yin e Yang, le fasi complementari che sono alla base di tutto ciò che esiste. Quella vibrazione primordiale senza la quale c’è solo il vuoto insieme al potenziale, e null’altro. Il wuji.

Anche un sistema come Milza con il suo psichismo obbedisce all’alternanza yin/yang, e poi ad ogni altra “legge” che lo governa, il movimento è lí che va cercato.

Nel meccanismo di base.

Per tradurre questa chiave in parole più concrete, c’è bisogno di immaginare le fasi yin e yang del nostro essere energetico nella sua totalità, con tutte le sue funzioni. Quelle sociali, per esempio, e quelle private, una yang e l’altra yin, una all’esterno e una all’ombra, e tutti i livelli di mezzo. Una fase che genera l’altra, la forza di una, la sua energia cinetica che spinge il movimento dell’altra. Una vita vissuta con buona energia in entrambe le fasi genera e si nutre di una sana alternanza, base del buon funzionamento di qualsiasi meccanismo, per complesso che sia.yinyang-ball

La fase yang quella di espansione, di accelerazione, di calore è anche la fase in cui inizia il raffreddamento, il momento in cui inizia la frenata, quello della discesa. La fase yin, la notte, il privato, il raccoglimento, porta con sé l’accelerazione che conduce alla fase yang. Nella fase yin c’è poco da frenare, semmai bisognerebbe accelerare un pelino! E accelerare nella fase yin potrebbe voler dire soltanto togliere il piede dal pedale del freno. Rilasciare, lasciar fare all’intestino, che lo sa lui cosa c’è da assorbire e cosa è da buttare definitivamente. Lasciar fare all’istinto, alla pancia, ponderare meno.

Certo quando Milza è a riposo siamo esposti al rischio di marcare percorsi ripetitivi e magari errati, di scavalci un solco pure allora. Anche Milza ha il suo lato in ombra, infatti ha un debole per il dolce e per questo rischia di abusarne, soffre di sensi di colpa se si lascia andare, anche se poi magari si auto-assolve, rischia ogni volta di contraddire le misure che si è scelta di giorno. Per questo potrebbe cercare di rimanere vigile anche quando dovrebbe staccare un po’.

Quando è nella giusta misura assolve la sua funzione, quando sgarra sente di doversi nascondere. Nel privato potrebbe essere esuberante e frenata allo stesso tempo o alternatamente, come una moto che impenna e frena a singhiozzo. Ma se trova i suoi tempi, se accelera e frena quando deve, se riesce a vivere il suo “dinamismo” con ritmo, anche nella fase yin, allora acquista energia cinetica, movimento.

Per i cinesi il modo per supportare la milza è quello di darle regolarità, più che regole. L’organo milza, si giova di regolarità negli orari dei pasti, nel ciclo sonno veglia, nello sport, nel gioco.

Regolarità, oltre che nel lavoro, anche nel ballare, fare l’amore, correre, giocare, creare. Questi si direbbero gesti yang e infatti ne portano il seme e l’energia, ma sono funzioni che avvengono nella fase yin, quella privata, più intima. Sono gesti che portano semi e questi hanno bisogno di essere liberi per germogliare. Se si lascia accesa la “ponderazione” in quei momenti, se si frena nella fase yin, la magia del germogliare viene malino, al meglio.

Copyright Mary Wagner. All Rights Reserved. MaryWagner.comSe invece la fase yin è vissuta con consapevolezza ma senza blocchi, il nostro sistema energetico inizia a fare giri veloci ed è capace di uscire da qualunque solco. Una frenatina al momento giusto, quando la fase yang ha raggiunto il suo apice, e si evita di perdere l’orbita. Piede lontano dal pedale del freno nella fase yin e si acquista la velocità che serve all’espansione della fase yang.

Un paio di giri a buon ritmo e addio solco.

“Because the night belongs to lovers”

Giovanni Guarini

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