La mappa dei meridiani e la volta celeste hanno in comune tsubo e stelle


Gli tsubo corrispondono ai punti dell’agopuntura e dello shiatsu nella medicina cinese, sono quei luoghi dove il Qi affiora, dove diventa accessibile. Sono dei “buchi” nella superficie, delle caverne che aprono l’accesso alla dimensione interna, sono piccole aree dove la circolazione energetica manifesta le sue sfumature ed è sensibile alla regolazione.

Tradurre la parola Qi con il termine energia non è propriamente corretto, anche se è funzionale, sarebbe più adatto spiegarlo con il termine “soffi“. Qualche millennio fa per i medici cinesi taoisti quella parola stava ad indicare tutto ciò che portava vita,  nell’organismo umano e fuori.    Il Qi era il sangue, ma anche il suo atto di fluire,  l’ossigeno e il nutrimento che porta.  Il Qi era la linfa, gli impulsi del sistema nervoso e gli ormoni. E se vogliamo anche i pensieri.

Gli tsubo sono spazi vuoti nel percorso del Qi, sono aree di accumulo, sono oblò sul flusso energetico. Toccando uno tsubo si può osservare la qualità della circolazione energetica, si può intervenire su di essa con una pressione o una puntura, tonificante o sedante, si può stimolare il movimento, si possono sbloccare gli accumuli. Attraverso uno tsubo si può contattare uno o più organi, per nutrirli, supportarli, stimolarli a funzionare meglio.

Interagire con uno tsubo vuol dire toccare il vuoto, connettersi con il non manifesto, comunicare un’intenzione ad un’altra dimensione, come quando guardiamo le stelle cercando un indizio che ci avvicini a comprendere l’infinito. O quando affidiamo ad esse i nostri desideri e le nostre intenzioni affinché  le porgano all’universo.

zodiaco

E i meridiani, la trama e l’ordito della circolazione energetica, quelle linee che uniscono gli tsubo, assomigliano alle costellazioni. Un collegamento astratto inventato da noi per mappare e riconoscere le stelle.  Una connessione ragionata che raggruppa, ordina, orienta.  Un collegamento convenzionale.

mappacostellazionimeridiani

Forse non è un caso che le costellazioni siano dodici, proprio come i meridiani ordinari, e che gli tsubo per alcune scuole siano 365 come i giorni dell’anno. E per quanto le correlazioni tra due concetti convenzionali producano altri concetti puramente convenzionali, si deve ricordare che per i taoisti gli schemi che rappresentano i meccanismi del macrocosmo si applicano ugualmente al microcosmo. D’altronde vediamo solamente ciò che riflette quello che già abbiamo dentro, e l’osservazione di qualunque fenomeno non può prescindere dall’osservatore stesso, e dal suo modo di guardare.

Gli antichi navigatori usavano i corpi celesti e le costellazioni per guidare le loro imbarcazioni. Con le stelle si orientavano,  dal modo in cui brillavano potevano predire l’avvicinarsi della tempesta o della bonaccia, l’umore degli dei e il proprio destino.  Con le stelle interagivano chiedendo consigli e offrendo propositi, attraverso di loro si connettevano al mondo non manifesto, al divino.

Un tecnico di medicina tradizionale cinese, che utilizzi l’agopuntura o la digitopressione, è come un marinaio di altri tempi, che guarda la volta celeste per carpire messaggi sottili, indizi nascosti e indicazioni di rotta. Egli si affida agli tsubo per capire dove l’equilibrio energetico si è smarrito, e in quale direzione bisogna andare per riportare la barca in un porto sicuro, sempre navigando a vista.

E a seguir le stelle i marinai non si sono mai persi. Semmai hanno trovato nuovi mondi.

Stelle moltissime in ciel filanti, di vento e pioggia son segni parlanti

Ciel senza nubi e pallide stelle al marinaio annunciano procelle“.

Quando le stelle son troppo scintillanti, sta certo che il vento forte ti sta davanti

Giovanni Guarini

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