Superstizioni e simboli. Se ci credi funzionano, ma non a lungo…


I placebo e l’omeopatia funzionano se il tuo corpo ci crede, a volte. A volte non funzionano, ma questo non nega la prima affermazione. Un gatto nero porta sfortuna se ci credi, un quadrifoglio porta fortuna e se ne trovi uno qualcosa di speciale accadrà, magari soltanto perché te lo stavi aspettando e per qualche ora hai pensato positivamente. Un numero incontrato più spesso potrà significare qualcosa per te, qualcosa che poteva rimanere ignorata dalla tua attenzione se tu non avessi cercato il significato di un segno che sembrava proprio indirizzato a te.

Un messaggio.

Se tre persone trovassero ognuno lo stesso cuoricino d’argento, mettiamo che tutte e tre si soffermino a cercare il significato di quell’evento singolare, ognuno di loro troverebbe un messaggio differente dietro al segno, il cuoricino. Per il primo potrebbe essere un messaggio di un angelo, per il secondo un segno dell’universo e per il terzo un piccolo segnale che la fortuna è dalla sua. Tutti e tre cercherebbero il significato del segno, aprendosi di fatto a cogliere un messaggio, un evento positivo, una novità. E questa di per sé è condizione sufficiente per invitare qualcosa di nuovo ed eventualmente eccitante, per dare alla nostra giornata la possibilità di offrirci una nuova esperienza, per aprirsi a ricevere e godere.

Nella storia dell’essere umano si incontrano i più svariati modi di interpretare i segni: religione, numerologia, cartomanzia, qualunque strumento di un oracolo, di uno sciamano; ma alla fine quel che conta più del segno stesso, è lo sforzo di interpretarlo. Quella forza che ci spinge a guardare dentro, a cercare connessioni e significati sottili, che ci invita a valutare relazioni complesse e multidimensionali.

Quando siamo al buio aguzziamo tutti i sensi, se un segno ci dice che c’è un ostacolo o un premio lo cercheremo, con le mani, con l’olfatto, potremmo addirittura “vederlo” producendo un suono secco con la nostra bocca e ascoltando le differenze nel riverbero come fa un radar. Ma se siamo convinti che c’è e che sia lì per noi, lo troveremo.

Il saggio insegnante indica dove guardare ma non cosa vedere, se facesse il contrario non darebbe allo studente lo stimolo a guardare a fondo cercando quello che c’è da trovare. Una meditazione taoista consiste nel chiedere al praticante di pensare per qualche minuto al perché il Bodhisattva viene sempre da ovest.

Nel buddhismo, un bodhisattva è una persona che, pur avendo ormai raggiunto l’illuminazione, e avendo quindi esaurito il ciclo delle sue esistenze terrene, sceglie tuttavia di rinunciare provvisoriamente al nirvana e di continuare a reincarnarsi, sotto la spinta della compassione, per dedicarsi ad aiutare gli altri esseri umani a raggiungerlo, spendendo per loro i propri meriti. (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Bodhisattva)

Una risposta al perché Bodhisattva viene sempre dall’ovest è: “perché il cipresso cresce nel tuo cortile”, abbastanza deludente, ma l’atto di cercare una risposta ad una domanda senza avere dati o indicazioni a parte un punto cardinale che poteva anche essere est invece che ovest, l’atto di cercare questa risposta è fortemente “radicante”, provare per credere.

La semiotica moderna classifica tre tipologie di segni, ossia icone, indici e simboli.

Icone

Come gli archetipi, stanno a rappresentare un gruppo di caratteristiche, estetiche, caratteriali, spirituali. Caratteristiche con le quali si può stabilire una connessione di similarità. Nella cartomanzia ogni figura rappresenta un archetipo, un’icona con la quale ci si può confrontare per riflettere su schemi comportamentali, bias cognitivi, intuizioni e aspettative, per fare pochi esempi.

Il caprone, la strega, il re e la regina, sono archetipi che richiamano alla nostra mente gruppi di caratteristiche ben chiare, sono icone di modelli comportamentali complessi il cui significato è comune a tutti. Modelli che possono aiutarci a capire le nostre azioni e reazioni, a considerarle e magari a modificarle.

Gli indici

Sono segni collegati direttamente, che hanno un rapporto reale con la cosa significata, come un segnale di indicazione stradale o il segno di una bruciatura. Il segno, il significante ha un rapporto di contiguità con la cosa significata.

I simboli

Quei segni convenzionali, che contengono un significato stabilito a tavolino, come un cartello con il triangolo ed il punto esclamativo che indica pericolo.

Il potere dei segni

Ne “Il profumo di Jitterbug” di Tom Robbins, c’è il dio Pan, un’icona, che è semi-trasparente dato che non c’è più tanta gente che lo crede esistere. Il concetto è rilevante perché di fatto un dio inizia ad esistere dal momento in cui la gente comincia a credere alla sua esistenza e poi cessa di vivere quando viene dimenticato. Quanti di noi riescono ad immaginare Osiride in vita? Invece anche un ateo convinto oggi può sentire la “presenza” o l’effetto della “esistenza” del dio cristiano, a cui in tanti credono oggi.

Credere in qualcosa parrebbe condizione necessaria e sufficiente a che quel qualcosa esista.

Credere che l’universo sia lì per renderci felici e risuonare con la vibrazione da noi richiesta è diverso dal credere che siamo nati per soffrire e tutto andrà inevitabilmente a puttane. Ed è prevedibile che l’ottimista che dà per scontata la benevolenza della vita abbia migliore probabilità di godersi la vita rispetto al secondo.

La dott.ssa Valentina Gatti, facendo riferimento alla “profezia che si auto-avvera” cita Robert K. Merton, che nel 1948 ha definito tale fenomeno come “una supposizione o profezia che, per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità”.
Gli astrologi, i “maghi”, coloro che dicono di saper leggere nel futuro, utilizzano proprio questo bias* poiché, anche se l’indovino è un falso, le sue predizioni errate possono facilmente diventare profezie che si auto-realizzano, che sono “corrette” non perché predicono correttamente il futuro, ma perché la loro enunciazione lo modifica (Watzlawick, 1976). Cioè parlando in termini semplici, se un mago prevede che il 2022 sarà un anno per me fortunato dal punto di vista lavorativo, sicuramente mi aspetterò questo e mi comporterò come se la profezia sia corretta, andando alla ricerca di vari segnali che la possano confermare.

Ma, attenzione, c’è un limite oltre il quale si può entrare nel “patologico”.
Le superstizioni possono arrivare a prevalere sul senso di realtà fino a sostituirsi ad esso e a condizionare la propria quotidianità.
Ma soprattutto, le superstizioni hanno l’effetto di spostare all’esterno ogni responsabilità e senso di colpa; non a caso esse diventano veri e propri schemi disfunzionali di comportamento in svariati quadri di disturbi di personalità, come il Disturbo paranoide, con la presenza di ideazioni paranoidi, o come il Disturbo ossessivo compulsivo, con la messa in atto di compulsioni fisiche (rituali) e mentali (ossessioni).

Entro certi limiti la superstizione è un banale auto-inganno che riduce l’ansia legata all’inspiegabilità di molti fatti della nostra esistenza e al tentativo invano dell’essere umano di trovarvi una spiegazione logica e razionale, per poterli controllare.

Un momento.

Il fatto è che un momento di positività dà in cambio un momento di gioia, ma non risolve uno squilibrio, non modifica da sé lo schema esistenziale di una persona. Secondo la medicina tradizionale cinese gli squilibri che ci portano problemi di salute riflettono le correzioni che abbiamo fatto in corso d’opera per mantenere l’equilibrio; l’uso di una bastone per alleggerire il carico di un ginocchio dolorante può essere la causa di un’alterazione della postura in movimento e potrebbe portare un nuovo problema alla colonna vertebrale ecc…

Trovare un segno che ci fa sentire attenzionati dall’universo o da Dio funziona, non perché un entità superiore ha mandato quel segno a noi, quanto perché, indipendentemente dal fatto che esistesse o no un mittente, abbiamo colto un messaggio, un invito a guardarci dentro, a cercare con positività e soprattutto ci siamo sentiti presi in considerazione e guidati. Non è il segno ma la ricerca del suo significato a farci bene, l’introspezione, la meditazione, le aspettative positive. Tutti ingredienti che per far parte della nostra giornata non avrebbero bisogno di segni o simboli, ma che male c’è ad essere un po’ fatalisti?

Nessuno.

Se non il rischio di alimentare una visione egocentrica della vita, perché, parliamoci chiaro, credere che un’entità superiore passi le sua superiore esistenza a mandare segni, uno ad uno a tutto il genere umano, vuol dire credere di essere al centro dell’universo. Universo che seppur contenendoci è probabilmente indifferente a noi come noi lo siamo nei confronti dei singoli esseri che compongono il nostro microbiota.

Forse anche l’universo sa che esistiamo, ma magari ci chiama “flora batterica” e ci vuole bene solo perché aiutiamo le sue funzioni intestinali.

Giovanni Guarini

* Bias cognitivi.
Il bias cognitivo o distorsione cognitiva è un pattern sistematico di deviazione dalla norma o dalla razionalità nel giudizio. In psicologia indica una tendenza a creare la propria realtà soggettiva, non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppata sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque a un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio. (fonte: it.wikipedia.org/wiki/Bias_cognitivo )

Questo processo di comportamento assomiglia molto a quanto accade nelle superstizioni. Un soggetto può associare una conseguenza positiva o negativa a un comportamento specifico. Se, ad esempio, prima di affrontare una prova tocchiamo tre volte un determinato oggetto e quella prova avrà esito positivo, è probabile che nelle ulteriori prove faremo lo stesso gesto. O ancora, se l’ultima volta che abbiamo avuto un imprevisto a lavoro ricordiamo di aver visto un gatto nero attraversarci la strada, probabilmente la prossima volta penseremo di cambiare tragitto.

Un importante concetto pilastro del mondo della psicologia è il condizionamento operante di Skinner.
Il condizionamento operante è una forma di apprendimento che consiste nell’associare uno stimolo ad una risposta a cui segue una determinata conseguenza.
Se la conseguenza è considerata positiva, quel comportamento sarà più probabile che si verifichi in futuro, poiché il comportamento è associato all’evento positivo che si è verificato in seguito.
Se la conseguenza è negativa, il comportamento sarà meno probabile che si verifichi in futuro, poiché il comportamento è associato all’evento brutto.

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